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Bullismo nella scuola materna: segnali e supporto

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Questo articolo è approvato da Yuppo Lab Psicologo dello Sviluppo

Pubblicato: 11 agosto, 2026

Aggiornato: 11 agosto, 2026

Bullismo nella scuola materna: segnali e supporto

In evidenza

  • Il bullismo tra pari nella scuola dell’infanzia comprende generalmente comportamenti negativi intenzionali e continuativi, con uno squilibrio di potere, tra i 3 e i 6 anni.

  • La differenza principale tra una lite occasionale per un giocattolo e il bullismo che continua nel tempo è la ripetizione insistente dell’azione.

  • Mal di pancia senza una causa evidente, rifiuto di andare a scuola e cambiamenti nel sonno sono tra i primi segnali da osservare.

  • Nel percorso di soluzione è essenziale creare uno spazio sicuro di ascolto, invece di interrogare il bambino, perché possa esprimere le proprie emozioni.

Per un genitore, iniziare a mandare il proprio figlio alla scuola materna o dell’infanzia è emozionante, ma porta con sé anche molti dubbi. Il bullismo nella scuola materna è una delle principali preoccupazioni dei genitori nei primi anni in cui i bambini iniziano a socializzare. Questo articolo è pensato per chi ha figli da 0 a 6 anni. Nella nostra guida scoprirai come distinguere il bullismo dai normali conflitti tra bambini, come riconoscere i segnali silenziosi nei comportamenti di tuo figlio e come comunicare in modo costruttivo con la scuola.

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Che cos’è il bullismo nella scuola materna?

Il bullismo tra pari nella scuola dell’infanzia consiste generalmente nel causare intenzionalmente e ripetutamente un danno fisico o emotivo a un altro bambino, nella fascia d’età tra i 3 e i 6 anni. Poiché a questa età il controllo degli impulsi non è ancora pienamente sviluppato, non ogni comportamento negativo viene definito bullismo. Secondo il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (UNICEF), perché un comportamento possa essere considerato bullismo devono esserci un evidente squilibrio di potere, fisico o sociale, e una ripetizione costante dell’azione.

In questa fase i bambini mettono alla prova i limiti e sviluppano gradualmente la capacità di provare empatia. Perciò, lanciare della sabbia a un altro bambino nella sabbiera non è di per sé bullismo, ma può essere un piccolo incidente nel processo di apprendimento delle regole sociali. Quando però diventa un’esclusione o un comportamento intenzionalmente offensivo rivolto ogni giorno allo stesso bambino, genitori ed educatori devono osservare attentamente la situazione.

Come distinguere il bullismo da un litigio tra bambini

La differenza fondamentale tra bullismo e conflitto tra coetanei è che il bullismo implica uno squilibrio di potere ed è continuativo, mentre il conflitto è un disaccordo occasionale tra bambini con pari forza. Volere lo stesso giocattolo nello stesso momento e spingersi per questo motivo è un normale conflitto tra bambini. In questi casi, dopo l’episodio i bambini di solito tornano a giocare e non sviluppano una paura duratura.

Caratteristica

Conflitto tra coetanei

Bullismo tra coetanei

Frequenza

Di solito si verifica una sola volta o raramente.

Si ripete in modo continuativo e intenzionale.

Equilibrio di potere

Le parti hanno pari forza, fisica o sociale.

È presente una marcata disparità di potere.

Conseguenza

Dopo aver risolto il problema, i bambini tornano a giocare.

Provoca nel bambino coinvolto paura e ansia persistenti.

Come mostra la tabella, i conflitti offrono ai bambini opportunità naturali per sviluppare le competenze sociali, mentre il bullismo danneggia il loro senso di sicurezza.

Quali sono i segnali del bullismo nei bambini?

Tra i principali segnali del bullismo nei bambini ci sono un improvviso isolamento, la perdita di abilità già acquisite e scoppi d’ira senza una causa evidente. Quando fanno fatica a esprimere a parole le difficoltà che vivono, i bambini comunicano attraverso il corpo e i comportamenti. Secondo le indicazioni dell’American Academy of Pediatrics (AAP), se un bambino allegro ed estroverso diventa improvvisamente silenzioso senza un motivo apparente o aggressivo con i fratelli, questo può riflettere uno stress che non riesce ad affrontare fuori casa. In questa fase, osservare da vicino il suo percorso di adattamento sociale ed emotivo all’inizio della scuola può offrire indicazioni utili.

Perché mio figlio non vuole andare a scuola?

La riluttanza ad andare a scuola e l’ansia da separazione si manifestano spesso al mattino con crisi di pianto, nel tentativo di evitare ambienti in cui il bambino non si sente al sicuro. Un bambino che prima andava volentieri a scuola può voler restare a casa lamentando “mal di pancia” o “giramenti di testa” senza una causa fisica. Questi sintomi somatici sono reali: lo stress può tradursi in dolore fisico.

Cambiamenti emotivi e disturbi del sonno

I cambiamenti emotivi e i disturbi del sonno nei bambini sotto stress possono manifestarsi con terrori notturni, difficoltà ad addormentarsi o risvegli accompagnati dal pianto. Le esperienze di bullismo vissute durante il giorno e non ancora elaborate pienamente possono riflettersi nei cicli del sonno. Se un bambino che aveva acquisito il controllo degli sfinteri ricomincia a bagnare il letto o sviluppa improvvisamente paura del buio, può trattarsi di un segnale di ansia profonda.

Le forme di bullismo più frequenti nella scuola materna

Le forme di bullismo più frequenti tra i bambini della scuola materna comprendono generalmente azioni fisiche e relazionali, come prendere i giocattoli con la forza, escludere dal gruppo o prendere in giro. Poiché a questa età le competenze linguistiche non sono ancora pienamente sviluppate, il bullismo avviene soprattutto in modi diretti e visibili. Escludere intenzionalmente un bambino dal gioco, chiamarlo con un nome che non gli piace o danneggiare i suoi oggetti durante un’attività sono situazioni comuni in questa fascia d’età.

In questa fase il bullismo relazionale, cioè l’esclusione sociale, può sfuggire agli adulti. Frasi manipolatorie come “Non puoi giocare con noi” o “Se non lo fai, non sarò più tuo amico” rappresentano un tentativo dei bambini tra i 4 e i 6 anni di creare gerarchie sociali che ha assunto una forma dannosa.

Cosa fare se c’è bullismo a scuola?

Il primo passo per i genitori è ascoltare il bambino senza colpevolizzarlo e cercare di risolvere la situazione collaborando in modo costruttivo con la scuola. Frasi come “Picchialo anche tu” o “Perché non ti sei difeso?” possono aumentare il senso di colpa di un bambino che si sente già impotente. Meglio trasmettere questo messaggio: “Grazie per avermelo raccontato, non è colpa tua e lo risolveremo insieme”. Così il bambino può sentirsi al sicuro. Anche lo sviluppo dell’empatia influenza il modo in cui tuo figlio reagisce in situazioni di crisi.

Per comprendere le difficoltà sociali che vive tuo figlio e offrirgli un sostegno adeguato, puoi usare nell’app Yuppo i test sul temperamento e sullo stile genitoriale. Potrai capire meglio le sue caratteristiche e sviluppare, attraverso contenuti preparati da esperti, un linguaggio empatico adatto ai suoi bisogni emotivi. Quando parli con gli insegnanti, invece di accusare, cerca un terreno comune: “Abbiamo notato alcuni cambiamenti a casa. Che cosa osservate a scuola?”. Questo porta spesso a risultati più rapidi.

Quando consultare uno psicologo infantile per il bullismo nella scuola materna?

È il momento di consultare uno specialista se segnali come perdita dell’appetito o problemi del sonno durano in media più di due settimane. I bambini sono resilienti e spesso, con il giusto sostegno da parte di genitori e insegnanti, riescono a superare le difficoltà. In alcuni casi, però, il trauma vissuto può essere troppo pesante da affrontare da soli.

Se la qualità della vita quotidiana di tuo figlio peggiora in modo evidente, rifiuta di giocare o mostra comportamenti autolesivi, il supporto di uno psicologo infantile o di un pedagogista può aiutarti a gestire la situazione in modo più sano.

In sintesi e prossimi passi

  • Analizza bene la differenza: osserva se la situazione vissuta da tuo figlio è un conflitto occasionale o un bullismo continuativo.

  • Fai domande aperte: invece di chiedere “Qualcuno ti ha fatto stare male a scuola?”, inizia la conversazione con “Che cosa ti è piaciuto di più o di meno durante il gioco oggi?”.

  • Osserva i segnali fisici: valuta i mal di pancia senza una causa evidente o le regressioni nel sonno anche come possibili segnali di stress, non solo come disturbi fisici.

  • Collabora con la scuola: mantieni un dialogo regolare con gli insegnanti per seguire le dinamiche sociali di tuo figlio.

Quando rivolgersi al medico?

Le difficoltà vissute da tuo figlio non sempre possono essere risolte a casa o a scuola. Se osservi una delle situazioni seguenti, valuta la possibilità di chiedere un aiuto professionale:

  • Sul corpo del bambino sono presenti lividi o graffi la cui origine non è chiara o viene raccontata in modo incoerente.

  • La difficoltà ad addormentarsi, i terrori notturni o problemi come il bagnare il letto durano da più di 2 settimane.

  • Ha perso completamente interesse per le attività e gli amici che prima amava.

  • Ha una forte perdita di appetito e si osserva un calo di peso.

  • Le crisi d’ansia gli impediscono di svolgere le attività quotidiane, come mangiare, vestirsi o uscire.

Questo contenuto ha finalità esclusivamente informative; per diagnosi e trattamento consulta sempre il pediatra.

Seguire da vicino lo sviluppo sociale ed emotivo di tuo figlio è particolarmente importante in questa fase delicata. Grazie all’analisi dello sviluppo basata sulle competenze di Yuppo puoi individuare il suo livello nelle aree cognitiva e socio-emotiva e accedere a un piano personalizzato di attività, calibrate sul livello delle sue competenze, non soltanto sul fatto che sappia o non sappia svolgerle.

Inoltre, puoi consultare video e schede informative preparati da esperti sugli approcci di genitorialità sensibile e compiere con sicurezza passi per rafforzare il legame con tuo figlio.

Domande frequenti

A che età può iniziare il bullismo alla scuola materna?

Il bullismo nella scuola materna compare generalmente intorno ai 3-4 anni, quando i bambini iniziano a formare gruppi sociali e a esplorare le dinamiche di potere. Poiché l’empatia non è ancora pienamente sviluppata, non condividere i giocattoli o spingere intenzionalmente può trasformarsi in un ciclo di bullismo se diventa un comportamento regolare.

Cosa posso fare se mio figlio fa il bullo?

Se tuo figlio fa il bullo, cerca innanzitutto di capire il bisogno emotivo alla base del comportamento, come il desiderio di attirare l’attenzione o il sentirsi insicuro, senza reagire in modo eccessivo né etichettarlo. Stabilisci limiti chiari, mostra con l’esempio il comportamento corretto e collabora con la scuola per offrirgli modi alternativi di esprimersi.

Come si comporta a casa un bambino vittima di bullismo?

Un bambino vittima di bullismo può essere a casa molto più irritabile del solito, intollerante con i fratelli oppure, al contrario, estremamente silenzioso e chiuso. Può cercare di recuperare a casa il senso di controllo perso fuori, con crisi di pianto senza una causa evidente o regressioni nel controllo degli sfinteri precedentemente acquisito.

Come sostenere l’autostima di un bambino vittima di bullismo?

Puoi sostenere l’autostima di un bambino vittima di bullismo lasciandogli fare le proprie scelte a casa e facendogli sentire che le sue emozioni sono valide. Affidargli piccole responsabilità in ambiti che ama e in cui riesce bene gli dà un senso di competenza. Ascoltarlo senza giudicarlo offre una base sicura per il recupero.

Come dovrebbero gestire il bullismo alla scuola materna gli insegnanti?

Gli insegnanti dovrebbero riconoscere subito l’episodio, separare i bambini in sicurezza e insegnare le corrette competenze sociali al bambino che fa il bullo, senza escluderlo. Leggere storie che rafforzano l’empatia in classe e coinvolgere i genitori con trasparenza nel percorso sono tra gli interventi più efficaci.

Riferimenti

  1. Gönültaş, S. ve Mulvey, K. L. (2023). Do Adolescents Intervene in Intergroup Bias-based Bullying? Bystander Judgments and Responses to Intergroup Bias-based Bullying of Refugees. Journal of Research on Adolescence. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/35373445/

  2. UNICEF. (n.d.). Bullying. UNICEF Egypt. https://www.unicef.org/egypt/bullying

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