Ritardo del linguaggio nei bambini: segnali e supporto
Questo articolo è approvato da Yuppo Lab Logopedista
Pubblicato: 11 agosto, 2026
Aggiornato: 11 agosto, 2026

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Anche se lo sviluppo del linguaggio procede con ritmi diversi da bambino a bambino, le prime parole generalmente compaiono tra i 12 e i 18 mesi.
La differenza tra la capacità di comprendere ciò che dite (linguaggio ricettivo) e quella di esprimersi (linguaggio espressivo) è una parte importante del monitoraggio dello sviluppo.
Conversare a turno in casa, leggere libri e limitare il tempo davanti agli schermi sono tra i modi più efficaci per sostenere le competenze linguistiche.
Se a 24 mesi il bambino non usa almeno 50 parole o non forma semplici frasi di due parole, è consigliabile consultare uno specialista per ricevere un supporto precoce.
Ascoltare i versetti del vostro bambino e chiedervi «Quando dirà la sua prima parola?» è una delle parti più emozionanti dell’essere genitori. A volte, però, le parole attese arrivano un po’ più tardi e questo può farvi preoccupare per un possibile ritardo del linguaggio nei bambini. Se il bambino parla meno dei coetanei o non risponde pur sembrando capire, è normale sentirsi in ansia; ogni bambino, però, segue un percorso di crescita unico. In questa guida vedremo con attenzione le tappe naturali dello sviluppo del linguaggio, come sostenerlo a casa e quando può essere utile rivolgersi a uno specialista.
Che cos’è il ritardo del linguaggio nei bambini e il ritardo nella parola?
Il ritardo del linguaggio nei bambini e il ritardo nella parola indicano il raggiungimento, più tardi rispetto alla media, del vocabolario e delle capacità di comprensione attese per la loro età. La difficoltà si osserva in genere in due aree: il linguaggio ricettivo, cioè la capacità di comprendere ciò che viene detto, e il linguaggio espressivo, cioè la capacità di comunicare i propri pensieri.
A volte i bambini capiscono molto bene ciò che viene detto, ma hanno bisogno di più tempo per trasformarlo in suoni e parole. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), le differenze nello sviluppo del linguaggio possono rappresentare una fase temporanea per molti bambini e possono superarsi con il giusto sostegno a casa. I momenti in cui il bambino resta in silenzio possono essere periodi preziosi, in cui osserva attentamente il mondo intorno a sé e arricchisce il proprio vocabolario. L’importante è sostenere con gioia i suoi tentativi di comunicare e fargli sentire che viene compreso.

Segnali di ritardo del linguaggio in base all’età
I segnali di ritardo del linguaggio possono comparire già nei primi mesi di vita: assenza di contatto visivo, mancata risposta ai suoni o assenza di lallazione nei mesi attesi. L’American Academy of Pediatrics (AAP) sottolinea che le competenze comunicative iniziano a svilupparsi dalla nascita e che ogni fase ha le proprie finestre di sviluppo.
I segnali di ritardo nella parola diventano spesso più evidenti con il passare dei mesi. Sapere che il bambino procede secondo il proprio ritmo aiuta a evitare confronti inutili. Lo sviluppo non segue una linea retta: può alternare pause e improvvisi progressi.
Segnali importanti tra i 18 e i 30 mesi
Tra i 18 e i 30 mesi, i segnali più importanti sono spesso la difficoltà a seguire semplici istruzioni e l’assenza di frasi di due parole avvicinandosi ai 24 mesi. In particolare, il ritardo del linguaggio a 2 anni è uno dei temi più cercati dai genitori che desiderano ricevere supporto.
In questa fase, la maggior parte dei bambini amplia rapidamente il proprio vocabolario, arrivando in media a circa 50 parole, e inizia a combinarle, per esempio «mamma vieni» o «dammi acqua». Se il bambino preferisce ancora comunicare solo indicando, non è una mancanza: è un’indicazione che può aver bisogno di maggiore sostegno. Nel nostro articolo Quando rivolgersi a uno specialista per un ritardo nella parola? potete approfondire le dinamiche di questa fase.
Difficoltà osservabili dai 3 anni in poi
Dai 3 anni in poi, le difficoltà possono includere parole poco comprensibili, esitazioni nel costruire le frasi e il timore di comunicare con i coetanei. Avvicinandosi ai 3 anni, ci si aspetta che ciò che il bambino racconta sia comprensibile in larga parte non solo a voi, ma anche agli adulti che non fanno parte della famiglia.
I disturbi della parola nei bambini possono manifestarsi a questa età con errori di pronuncia o con la difficoltà a pronunciare alcune lettere. Invece di correggere in modo critico ciò che dice, potete ripetere naturalmente la pronuncia corretta nella frase. Per esempio, se dice «Gatto viene», potete rispondere: «Sì, il gatto carino sta venendo qui!». Questo lo aiuta a mantenere la fiducia nel parlare.
Fase dello sviluppo | Competenze comunicative medie attese |
|---|---|
6-12 mesi | Lallazione, girarsi quando sente il proprio nome, usare gesti come salutare con la mano o indicare. |
12-18 mesi | Comparsa delle prime parole con significato, comprensione della parola «no», capacità di seguire semplici istruzioni. |
18-24 mesi | Aumento del vocabolario, espressione dei desideri con le parole, tentativi di formare semplici frasi di due parole. |
2-3 anni | Formazione di frasi di tre parole, domande su che cosa e chi, partecipazione a semplici dialoghi con gli adulti. |
Le finestre di sviluppo nella tabella rappresentano valori medi; è importante ricordare che ogni bambino raggiunge le proprie tappe con i suoi tempi.

Come stimolare il linguaggio dei bambini a casa
Per stimolare il linguaggio dei bambini a casa è utile leggere spesso, raccontare ad alta voce le attività quotidiane e limitare l’uso degli schermi in base all’età. Se vi chiedete cosa fare quando un bambino non parla, ricordate che siete il suo primo insegnante. Comunicare alla sua altezza e reagire ai suoi suoni con entusiasmo può aumentare il desiderio di parlare.
Nell’analisi delle attività di Yuppo potete valutare non solo se il bambino svolge una competenza, ma anche a quale livello la esegue; inoltre, potete ricevere un piano personalizzato con giochi preparabili a casa usando materiali semplici e adatti al suo livello linguistico. Durante questi giochi, aspettare in media 5-10 secondi dopo una domanda gli dà il tempo di raccogliere le parole e trovare la propria voce. Prestare attenzione alle regole sull’uso degli schermi nella prima infanzia è inoltre un passo importante per aumentare l’interazione reciproca e rafforzare sia il linguaggio ricettivo sia quello espressivo.
Quando consultare uno specialista per un ritardo del linguaggio nei bambini?
È il momento di consultare uno specialista quando, a distanza di mesi dal raggiungimento delle tappe attese, non si osservano progressi o si nota una regressione. Se i vostri dubbi sullo sviluppo continuano, parlare con il pediatra è il modo più affidabile per gestire la situazione.
Se lo ritiene necessario, il pediatra può richiedere un test dell’udito per escludere un problema fisico o indirizzarvi a specialisti per una terapia precoce del linguaggio e della parola. La terapia è un percorso divertente e basato sul gioco, che si concentra non sulle difficoltà del bambino, ma sulla valorizzazione delle sue potenzialità. Un sostegno adeguato ricevuto presto può favorire le competenze sociali, il percorso scolastico e soprattutto il benessere emotivo negli anni successivi.
In sintesi e prossimi passi
Osservare: concentratevi sul fatto che il bambino vi capisca o meno, perché il linguaggio ricettivo, cioè la comprensione, di solito si sviluppa molto prima della parola.
Dare tempo: invece di lasciare che esprima i desideri solo indicando, dategli con gentilezza il tempo di usare le parole e mostrate voi quelle corrette.
Raccontare la quotidianità: da questa settimana iniziate a descrivere ad alta voce e con allegria le attività di casa, come se foste conduttori radiofonici, mentre cucinate o fate il bagno al bambino.
Leggere insieme: durante la lettura non limitatevi a seguire il testo; nominate insieme i dettagli delle immagini e create uno scambio.
Chiedere aiuto a uno specialista: quando le preoccupazioni iniziano a influire sulla vostra quotidianità e sulla gioia di essere genitori, non esitate a fissare un appuntamento con il pediatra per sentirvi più tranquilli.
Quando rivolgersi al pediatra?
Anche se il bambino cresce secondo i propri tempi, è importante consultare il pediatra se osservate uno dei seguenti segnali concreti:
Tra i 9 e i 12 mesi non risponde mai a suoni, rumori o al proprio nome.
Tra i 12 e i 15 mesi smette completamente di produrre suoni di lallazione già presenti, come «de-de» o «ba-ba».
A 18 mesi non comprende semplici comandi come «dammi la palla» oppure non comunica mai con il linguaggio del corpo, per esempio indicando o salutando con la mano.
A 24 mesi non usa alcuna parola oppure imita meccanicamente solo alcuni suoni, senza riuscire a produrre parole proprie.
A qualsiasi età si verifica una regressione o una perdita improvvisa e evidente di competenze già acquisite nella parola, nella lallazione o nell’interazione sociale.
Questo contenuto ha esclusivamente finalità informative; per la diagnosi e il trattamento rivolgetevi sempre al pediatra.
Seguire da vicino le tappe dello sviluppo del bambino vi aiuta a offrirgli il sostegno giusto al momento giusto. Capire non solo che cosa sa o non sa fare, ma anche a quale livello svolge le sue competenze, rende più efficaci le attività di supporto.
Con l’app Yuppo potete valutare i progressi nelle competenze linguistiche e cognitive del bambino e provare gratuitamente attività di sviluppo facili da svolgere a casa, calibrate sul suo livello attuale. Per sostenere il tempo di qualità insieme e rafforzare il vostro legame attraverso giochi adatti all’età, scoprite subito i divertenti piani di analisi preparati su misura per il vostro bambino con Yuppo.

Domande frequenti
Mio figlio ha 2 anni e non parla: cosa posso fare?
Se un bambino di 2 anni non parla, il primo passo è valutare con il pediatra l’udito e la comprensione. Nella comunicazione quotidiana è importante cercare il contatto visivo, leggere spesso e nominare gli oggetti, lasciandogli la possibilità di produrre suoni secondo i suoi tempi.
Il ritardo del linguaggio nei bambini indica sempre un problema di salute?
Il ritardo del linguaggio non indica sempre un problema di salute o dello sviluppo destinato a durare. Molti bambini iniziano a parlare più tardi per differenze individuali, familiarità o pochi stimoli ambientali; tuttavia, è consigliabile una valutazione tempestiva per escludere possibili difficoltà.
Il tempo davanti agli schermi può davvero rallentare il linguaggio?
L’uso degli schermi può rallentare lo sviluppo del linguaggio, soprattutto nei primi due anni, perché riduce le occasioni di comunicazione a due vie. L’American Academy of Pediatrics segnala che un’esposizione prolungata e unidirezionale può rallentare l’acquisizione del vocabolario e ridurre l’interazione sociale.
È normale che i maschi inizino a parlare dopo le femmine?
Nei dati sullo sviluppo è frequente osservare che i maschi inizino a parlare più tardi delle femmine, e in una certa misura può rientrare nella normalità. Tuttavia, non bisogna attribuire alla differenza di sesso la perdita per mesi delle principali tappe comunicative: i progressi vanno monitorati con attenzione.
A quale specialista rivolgersi per la terapia della parola?
Il primo riferimento è il pediatra, che valuterà se la difficoltà ha una base fisica o evolutiva. Dopo la visita iniziale, potrà indirizzarvi in modo appropriato a un logopedista per bambini o a un servizio di neuropsichiatria infantile.
Capisce i comandi ma non parla: può essere un ritardo?
Se il bambino comprende i comandi ma non parla, il linguaggio ricettivo sembra svilupparsi mentre quello espressivo procede più lentamente. Si tratta di una possibile difficoltà evolutiva: il bambino interagisce mentalmente con l’ambiente, ma ha bisogno di sostegno adeguato per esprimersi.
Riferimenti
Yuppo Lab
Logopedista


