Tipi di gioco nei bambini: dalle prime esplorazioni al gioco cooperativo
Questo articolo è approvato da Yuppo Lab Terapeuta del Gioco
Pubblicato: 18 agosto, 2026
Aggiornato: 18 agosto, 2026

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I tipi di gioco nei bambini mostrano spesso un’evoluzione graduale, dai primi mesi di vita fino all’età prescolare: dal gioco solitario alle forme di collaborazione sociale.
Le diverse fasi che compaiono fin dall’infanzia favoriscono uno sviluppo armonico e sano delle competenze motorie, cognitive ed emotive.
Il gioco parallelo, che inizia generalmente tra i 2 e i 3 anni, è un’importante fase di transizione: i bambini giocano nello stesso ambiente senza interagire direttamente tra loro.
Secondo l’American Academy of Pediatrics (AAP), il gioco è uno strumento fondamentale per la formazione del cervello del bambino e la riduzione dello stress.
I tipi di gioco nei bambini sono modalità naturali di apprendimento attraverso cui i più piccoli sviluppano la capacità di comprendere il mondo, risolvere problemi e costruire relazioni sociali. Dai primi mesi di vita alla prima infanzia, ogni bambino procede con i propri ritmi e sperimenta forme di gioco diverse. Questo articolo è pensato per i genitori che desiderano orientarsi nel mondo del gioco del proprio bambino e comprendere meglio i suoi bisogni di sviluppo. Nel corso dell’articolo conoscerai le diverse fasi del gioco e scoprirai come accompagnare il tuo bambino in questo percorso ricco di esperienze, rispettando i suoi tempi. Per approfondire che cos’è il gioco, perché è importante e come sostiene lo sviluppo, puoi leggere il nostro articolo.
Perché i tipi di gioco nei bambini sono fondamentali per lo sviluppo?
Nel percorso di sviluppo, le diverse forme di gioco che compaiono nei bambini permettono di costruire, già dai primi mesi di vita, competenze cognitive, fisiche ed emotive in modo armonico. L’importanza del gioco nei neonati non dipende solo dal fatto che sia un’attività divertente, ma anche dal suo ruolo nell’esplorazione del mondo. I neonati toccano gli oggetti, li portano alla bocca o li lasciano cadere per sperimentare i rapporti di causa ed effetto.
Le linee guida dell’American Academy of Pediatrics (AAP) sottolineano che il gioco basato sull’interazione reciproca con i genitori è una necessità biologica per uno sviluppo cerebrale sano. Anche teorici dello sviluppo come Jean Piaget hanno osservato che, nel processo di sviluppo cognitivo, il gioco permette al bambino di inserire le informazioni dell’ambiente nei propri schemi mentali. Per esempio, quando un neonato scuote un sonaglio e ne sente il suono, sostiene contemporaneamente lo sviluppo della motricità fine e della percezione uditiva.

La guida dei genitori è preziosa, ma ogni bambino può avere interessi diversi. Il ruolo del genitore nel gioco non consiste nel dirgli cosa fare, ma nel creare uno spazio sicuro per l’interazione avviata da lui. Nell’analisi dello sviluppo di Yuppo puoi valutare non solo se il tuo bambino possiede una competenza cognitiva o sociale, ma anche a quale livello la esprime; sulla base di questa analisi, l’app può offrirti un piano personalizzato con attività preparate da esperti e adatte al suo livello attuale.
Quali sono le fasi del gioco nei bambini durante lo sviluppo?
Nella maggior parte dei bambini, le fasi del gioco nei bambini si sviluppano gradualmente dalla nascita fino ai 5-6 anni, passando dall’esplorazione individuale alla costruzione di collaborazioni più complesse con gli altri. Definite dalla ricercatrice Mildred Parten, queste fasi si modellano in base al livello di maturità sociale del bambino. Ogni bambino le attraversa con i propri tempi: alcuni restano più a lungo in una fase, mentre altri passano da una fase all’altra in modo fluido.
Il gioco solitario e parallelo
Il gioco solitario e parallelo è la fase dello sviluppo, generalmente tra 0 e 3 anni, in cui i bambini esplorano l’ambiente da soli e, anche quando si trovano accanto ai coetanei, agiscono in modo indipendente. Nei primi mesi i neonati si interessano alle proprie mani, ai piedi e agli oggetti che li circondano, vivendo la fase del “gioco solitario”.
Intorno ai 2-3 anni, i bambini giocano invece nella stessa stanza e con giocattoli simili, senza interferire nel gioco degli altri. Questa situazione, chiamata gioco parallelo, rappresenta una delle prime prove di interazione sociale. Il bambino è contento della presenza dell’altro, ma non sente ancora il bisogno di creare una storia condivisa.
L’inizio del gioco sociale e cooperativo
Il gioco parallelo e cooperativo lascia spazio, nella maggior parte dei casi tra i 3 e i 5 anni, a una fase in cui i bambini iniziano a condividere i giocattoli e a creare insieme alcune regole, muovendosi verso un obiettivo comune. All’inizio cominciano soprattutto a scambiarsi i materiali, ma non esiste ancora un obiettivo pienamente condiviso.
In genere, dopo i 4 anni entra in gioco la fase cooperativa. Costruire una casa, giocare a fare finta di essere in famiglia o giocare a nascondino sono attività che ne fanno parte. Sulla base degli studi della teorica dello sviluppo Mildred Parten, le principali fasi del gioco generalmente riconosciute sono le seguenti:
Fase del gioco | Età indicativa di inizio | Caratteristica principale |
|---|---|---|
Gioco senza scopo | 0-3 mesi | Il neonato osserva l’ambiente attraverso movimenti casuali e scopre il proprio corpo. |
Gioco solitario | 0-2 anni | Il bambino esplora gli oggetti da solo, indipendentemente da ciò che lo circonda. |
Gioco da osservatore | 2-2,5 anni | Osserva il gioco degli altri bambini, ma non mostra l’intenzione di partecipare. |
Gioco parallelo | 2-3 anni | Gioca accanto agli altri, nello stesso ambiente e con giocattoli simili, ma in modo indipendente. |
Gioco associativo | 3-4 anni | Inizia a condividere i giocattoli, ma il gioco non ha ancora un obiettivo comune. |
Gioco cooperativo | 4-6 anni | Si stabiliscono regole e si distribuiscono i compiti per raggiungere un obiettivo comune. |
È importante ricordare che le fasce d’età indicate nella tabella non sono confini rigidi e che le competenze sociali di ogni bambino possono svilupparsi con tempi personali diversi.

Quali sono le differenze tra gioco simbolico e gioco strutturato?
Il gioco simbolico nei bambini è un’attività libera in cui usano la fantasia e attribuiscono significati diversi agli oggetti, mentre il gioco strutturato comprende generalmente attività con un obiettivo e regole definite. Conosciuto anche come gioco di finzione, il gioco simbolico inizia a comparire nella maggior parte dei bambini tra i 18 e i 24 mesi e aumenta la flessibilità mentale. Una scatola di cartone vuota che diventa una nave o un blocco di legno che si trasforma in un telefono sono esempi tipici.
Il gioco strutturato comprende invece attività con una cornice prestabilita, come completare un puzzle, giocare con le carte degli abbinamenti o fare giochi da tavolo. Attraverso queste attività il bambino consolida concetti come seguire le istruzioni e aspettare il proprio turno. Quando scelgono i giocattoli per i propri figli, i genitori possono creare un ambiente di sviluppo completo alternando gioco libero e strutturato, con materiali aperti e set di attività organizzate.
Quando consultare un esperto per lo sviluppo del gioco?
Consultare un esperto può essere un passo da valutare se, tra i 18 e i 24 mesi, il bambino non interagisce con l’ambiente o ha difficoltà persistenti a usare i giocattoli in modo funzionale. L’interesse per il gioco può manifestarsi in modi diversi: alcuni bambini preferiscono attività fisiche e movimentate, mentre altri amano costruire torri di blocchi in silenzio.
Se però per lungo tempo l’unica forma di gioco consiste nel far ruotare gli oggetti o nel disporre i giocattoli in fila senza uno scopo, può essere un segnale che il bambino ha bisogno di un supporto nello sviluppo. In situazioni di questo tipo, informarsi sui primi segnali dell’autismo o di altre differenze nello sviluppo e condividere apertamente la situazione con il pediatra è la scelta più utile.

In sintesi e prossimi passi
Osserva: Per capire in quale fase del gioco si trova il tuo bambino, dedica del tempo a guardarlo giocare senza guidarlo.
Lascia spazio alla libertà: Ogni giorno riserva un po’ di tempo al gioco simbolico, lasciando che sia il tuo bambino a dargli forma con la propria fantasia, invece di proporre solo attività strutturate.
Ridimensiona le aspettative: Invece di aspettarti che un bambino di 2 anni condivida i suoi giocattoli o segua regole comuni, lasciagli vivere il gioco parallelo.
Accompagna senza intervenire: Quando ti invita a giocare, lascia a lui la guida; rafforza il vostro legame entrando nel mondo che ha creato.
Quando rivolgersi al pediatra?
Le modalità di gioco dei bambini possono cambiare giorno dopo giorno, ma in alcuni casi è utile una valutazione specialistica. Se osservi i segnali riportati di seguito nelle rispettive fasce d’età, ti consigliamo di contattare il pediatra:
A 9-12 mesi non reagisce o non sorride durante giochi di interazione reciproca come il “cucù”.
Tra i 18 e i 24 mesi non usa gli oggetti in modo funzionale, per esempio portando il pettine ai capelli o il bicchiere alla bocca.
Tra i 24 e i 36 mesi non mostra alcun tentativo di gioco simbolico o di finzione.
Durante il gioco evita costantemente il contatto visivo e non reagisce quando viene chiamato per nome.
Tra i 3 e i 4 anni reagisce con forte ansia alla presenza di altri bambini o rifiuta completamente di comunicare con i coetanei.
Questo contenuto ha il solo scopo informativo; per la diagnosi e il trattamento consulta sempre il pediatra.
Giocare è il compito più importante del tuo bambino, ma non è sempre facile comprenderne l’energia e i bisogni. I suoi cicli di sonno durante la giornata indicano quando è più disponibile a esplorare e quando invece è stanco.
Inserendo in Yuppo l’orario del risveglio del tuo bambino, puoi vedere suggerimenti per i sonnellini e per la nanna, elaborati in base alla sua età e alle sue abitudini di sonno; così puoi individuare i momenti in cui ha più energia ed è più pronto a giocare e provare Yuppo gratuitamente.
Domande frequenti
Da che età i bambini iniziano a giocare con gli altri?
Il gioco con gli altri diventa più evidente soprattutto tra i 3 e i 4 anni, quando i bambini iniziano a condividere i giocattoli e a incontrarsi intorno a un obiettivo comune. Il sorriso sociale e le prime interazioni dei mesi iniziali sono già forme di legame, ma il gioco cooperativo vero e proprio si sviluppa in età prescolare.
Che cos’è il gioco parallelo e quando compare?
Il gioco parallelo compare generalmente tra i 2 e i 3 anni: i bambini giocano nello stesso ambiente, spesso con giocattoli simili, senza interferire nelle attività reciproche. Intorno ai 3-4 anni iniziano gradualmente a interagire, e il gioco parallelo lascia spazio al gioco associativo e poi a quello cooperativo.
Giocare sempre da solo indica un problema nello sviluppo?
Giocare sempre da solo è spesso normale tra 0 e 3 anni, quando il bambino esplora il mondo seguendo i propri tempi. Dopo i 3-4 anni, però, se evita costantemente gli altri bambini e non mostra alcun tentativo di interazione, può essere utile parlarne con il pediatra per una valutazione.
In che modo il gioco simbolico sostiene lo sviluppo cognitivo?
Il gioco simbolico inizia spesso tra i 18 e i 24 mesi e sostiene le capacità di pensiero astratto, problem solving ed empatia. Immaginare che un oggetto sia qualcos’altro aumenta la flessibilità cognitiva e prepara una base importante per lo sviluppo del linguaggio e l’adattamento sociale negli anni successivi.
Quanto dovrebbe partecipare un genitore al gioco?
Il genitore dovrebbe soprattutto rispondere alle interazioni avviate dal bambino e accompagnarlo seguendo le regole che lui stabilisce. Invece di guidare continuamente il gioco, è meglio offrirgli uno spazio sicuro in cui usare la propria fantasia. Questo sostiene l’autonomia e rafforza il legame tra genitore e bambino.
Riferimenti
Yuppo Lab
Terapeuta del Gioco


